Il Four Seasons di Firenze e il suo Palagio

Un concentrato di storia, racconti e aneddoti impressionanti, il Four Seasons Hotel di Firenze, realizzato in due edifici rinascimentali, il palazzo della Gherardesca e il Conventino, rari gioielli del grande patrimonio artistico nazionale, incastonati nel più grande parco privato del centro di Firenze. All’interno di questo monumento all’ingegno e al gusto artistico italiano, prende vita nel giugno del 2008 l’Hotel a 5 stelle della prestigiosa catena alberghiera, con le sue 116 camere e suites diverse l’una dall’altra con dettagli unici, come affreschi, fregi e bassorilievi originali, lucernari e straordinari soffitti istoriati. Gli ingredienti ci sono tutti, storia, eleganza, raffinatezza, riservatezza, relax; senza tralasciare la magia di una Firenze sempre bellissima. E se l’ambiente e l’accoglienza riservata agli ospiti incanta e rapisce, la cucina accompagna con sobrio piacere i momenti in cui il cibo diventa l’interprete principale di una giornata, tra affreschi, bassorilievi, stucchi e mura rivestite di carta da parati orientale in seta dipinta a mano di oltre cinque secoli addietro. Nei suoi ristoranti si può assaggiare una cucina di notevole pregio, sicuramente italiana, piacevolmente Toscana, firmata da Vito Mollica, chef e regista di un sofisticato meccanismo culinario che non tradisce mai le aspettative, dalle più modeste a quelle più ardite.
Mangiare al Four Seasons va oltre il semplice atto materiale e diventa, in ogni momento del giorno, un’esperienza che chiunque vanti velleità di gourmet, prima o poi nella vita, dovrebbe provare.
L’approccio con il cibo lascia piacevolmente sorpresi, perché l’abitudine nel frequentare cucine di alto livello ti porta a pensare che una cena al Four Seasons – la sera si è più concentrati e inclini ai piaceri del palato – sia l’espressione di articolate esperienze internazionali, un concentrato di equilibri alimentari che a detta di molti chef, una variegata clientela di solito richiede. Ma non è proprio così, vuoi per le origini lucane dello chef, forte di una cucina ricca di sapore, vuoi perché la Toscana possiede precisi canoni gastronomici che tutto il mondo ci invidia e sarebbe un peccato tradire, il menù è una vera e propria festa di sapori e colori che scaturiscono da una miriade di prodotti che il territorio circostante offre in abbondanza. Ecco perché al Palagio, ristorante principale dell’Hotel situato all’interno del Palazzo della Gherardesca, l’alta cucina italiana proposta in carta, parla spesso il “toscano”. L’eleganza della sala si fonde con quella delle pietanze: armonia tra gli ingredienti, delicatezza ed equilibrio nelle cotture, mentre innovazione e tradizione fanno a gara nei piatti per offrire emozioni, gestite con successo in un abbinamento vincente. Ad affiancare Vito, in cucina e in sala, una grande schiera di collaboratori, fatta di nomi noti e giovani future promesse della ristorazione e dell’accoglienza. Come Domenico Di Clemente, tanto per citarne uno, colui che firma da tempo le meraviglie “dolci” che chiudono in bellezza un pasto. Chef pasticciere tra i più noti in Italia, premiato in più occasioni, per la sua poliedrica creatività e bravura. Il rapporto tra lo chef e i collaboratori è davvero invidiabile, l’atmosfera è serena e si respira aria di complicità tra le varie figure, da chi deve dirigere a chi deve eseguire, aspetto questo che ha sempre reso la brigata del Palagio una forza d’urto notevole, in grado di gestire qualsiasi tipo di situazione, in cucina e in sala. Un gruppo compatto che è riuscito a vincere tante sfide, questo grazie anche alla lungimiranza del General Manager del Four Seasons, Patrizio Cipollini, che ha sempre creduto in Vito Mollica lasciandogli gli spazi dovuti da gestire in prima persona e che diversi anni fa, al momento del debutto, ha raccolto la grande sfida di portare il Four Seasons di Firenze, a brillare più di tante altre stelle nel firmamento dell’hotellerie italiana e internazionale. Nel periodo estivo i giardini adiacenti il Palagio si trasformano magicamente, offrendo l’alternativa di incantevoli pranzi e cene all’aperto, accompagnate dalle note di un pianoforte a coda. Decisamente molte le presenze straniere in cerca di esclusività e raffinatezza tutta italiana, ma, con grande piacere dello chef e della direzione anche tantissime persone esterne, spesso in fila, per riuscire a passare una serata al Palagio, o magari per riuscire a conquistare due posti per il famoso “Brunch” domenicale, fastoso e imponente tanto per usare i primi aggettivi che vengono in mente, attivo da ottobre a febbraio, altro importante momento gastronomico di elite, divenuto ormai un “must” tra i più sofisticati modaioli alimentari. In tutto questo tourbillon di pranzi, cene e altri momenti gourmet, il vino non rimanere indietro, con oltre 400 etichette nazionali e straniere, a disposizione del pubblico, suggerite da sommelier di esperienza internazionale e con ben 50 di queste etichette, servite anche al bicchiere. Molte delle bottiglie in carta sono esposte nella sofisticata e intima enoteca che occupa uno spazio riservato all’interno del ristorante, utilizzato spesso per cene private e degustazioni guidate di vino.

Un lavoro e un impegno, quello profuso da Vito nel promuovere e aprire sempre più il ristorante al pubblico esterno, che sta raccogliendo risultati e consensi molto soddisfacenti, in continua crescita, come la stima nei suoi confronti da parte di personale e clientela, come la cordialità e l’umanità che mette nel suo lavoro e nei suoi piatti, serviti in una tra le più belle case nobili toscane.

Foto: Archivio Claudio Mollo Consulting